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OGNI PRUA...

Mario Torrente |  19.06.2019

Ogniprua ha una storia da raccontare. Ci sono le tante avventure deimarinai che hanno sfidato le onde affidandosi totalmente a quellerobuste chiglie. Arrivando ovunque. Rischiando e pregando. Respirandosalsedine e scrutando l’orizzonte. Godendosi, piaccia o no,quell'incomparabile senso di libertà. Ma le navi raccontano anche letante vite che quei "legni" o "ferri" hannovissuto solcando i mari dove hanno navigato. Come la nave che vedetein questa foto con il sole che tramonta dietro la città di Trapani.Pensate un po', di vite questa prua ne ha avute ben tre, abbracciandooltre un secolo di storie di mare. Superando le bombe dei dueconflitti mondiali e le tante tempeste dove s’è ritrovata durantei suoi viaggi. Ma alla fine è sempre riuscita ad arrivare in porto.Portando in salvo equipaggi e carico. E quindi il sostentamento pertante famiglie. Quella di questa nave è una storia che inizia nel1911 ad Hammelwarden, in Germania, dove il 7 settembre venne varato"Meta", un veliero in ferro lungo 30 metri che venneutilizzato per il trasporto di merci nel mar Baltico e nel mare delNord. Mari piuttosto tempestosi, sicuramente non facili da navigare.Il veliero è la nave gemella delle celebre “Eye of thewind”,l’originario "Friedrich", varato tre mesi primasempre nei pressi di Brema. Meta, superata indenne la prima guerramondiale, nel 1920 arrivò in Francia come bottino di guerra. Quivenne istallato il primo motore, ma l’apparato velico rimaseinalterato. Negli anni Trenta il veliero in ferro arrivò in Italia,prima a Viareggio e poi a Livorno. Tra i carichi trasportati nellesue stive c’era il talco sardo ed il marmo di Carrara. “Meta”superò indenne anche la seconda guerra mondiale e negli anni 50venne trasformata definitivamente in moto nave: l’apparato velicoandò via, venne messo un motore nuovo e realizzate le strutture perle cabine ed il ponte di comando. Meta fu ribattezzata Onice,prendendo la forma di una modera nave da carico, trasportando mercidi ogni genere e tipo. Negli ultimi anni faceva da spola tra Siciliae l’isola di Pantelleria per trasportare bombole. Alla fine vennelasciata in disarmo nelle banchine di Ronciglio del porto di Trapani,dove restò in condizioni di abbandono fino a quando, nel 2016, passaad una compagnia di navigazione di nuova costituzione, che diventaproprietaria della nave con l'obiettivo di recuperarla, ripristinandolo scafo. La sfida è ambiziosa: fare tornare a navigare l’ex Metae l’ex Onice a vela, in un progetto di navigazione sostenibile. Lanave viene cosi disincagliata, tirata in secco, ripulita e rimessa anuovo. Riprendendo le sue originarie forme di veliero. I lavori, aTrapani, vanno avanti per tre anni. L’imbarcazione vieneribattezzata "Brigantes" e dopo tre anni di lavori, fattidel cantiere Daromarci di Trapani, a fine maggio torna in acqua. Contanto di cerimonia di varo e bottiglia augurale lanciata per rompersia prua. A primo colpo. Sicuramente di buon auspicio per il"Brigantes", che a questo punto si appresta a rivivere lasua terza vita. Che partirà proprio dal porto di Trapani non appenasaranno ultimati i lavori, si pensa entro il 2020. Dopodiché torneràa veleggiare, navigando tra le Americhe ed il mar Mediterraneotrasportando merci come caffè, fave di cacao, rum e quant’altro.Ad emissioni zero nell’ambito del progetto della “Sail CargoAlliance”. Con l’occhio ben rivolto ad un’etica comune ed avalori condivisi, promuovendo una vera cultura ecologica per iltrasporto navale. Dando un messaggio chiaro in materia disostenibilità e difesa dell’ambiente. Andando a vela. E quindi noninquinando. La sfida è di quelle che fanno sognare. Accendendo lasperanza per un mondo migliore. Sicuramente il viaggio piùimportante che l’antico veliero, con i suoi 108 di storia, siappresta ad intraprendere. Alla via così, avanti, adagio…